A.N.I.M.A., il nuovo progetto di Bernard Tschumi per Grottammare

131 Progetto preliminare di A N I M A  20-02-2013 001

La prima opera di Bernard Tschumi in Italia sarà realizzata a Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, per accogliere e incentivare le più ampie espressioni della creatività e della cultura.  Il progetto definitivo sarà presentato il prossimo venerdì 7 febbraio 2014 al MAXXI di Roma, alle ore 17.00.

Commissionata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e dal Comune di Grottammare, l’opera nasce con l’obiettivo di favorire l’identificazione del territorio e connotare la sua immagine attraverso la realizzazione di un polo pubblico, di attrazione per le più eterogenee manifestazioni della cultura.

Compresa in una zona a margine del tessuto urbano fra il mare e le colline, a metà della dorsale autostradale adriatica dalla quale è ben visibile e immediatamente raggiungibile dall’uscita di Grottammare, la nuova opera è caratterizzata da un’elevata flessibilità; i suoi spazi, infatti, sono configurabili in funzione degli eventi.

La scelta di affidare l’incarico a Bernard Tschumi si deve alla sua grande esperienza nella progettazione di spazi per la cultura.

Il nome dell’opera, A.N.I.M.A., nasce da una consultazione pubblica come acronimo: A come Arti, N come Nature, I come Idee, M come Musiche, A come Azioni. Sono le “cinque anime” del progetto, che l’architetto ha interpretato come un’identità in divenire. L’opera sarà un catalizzatore di interessi, interazioni, sinergie, voluto da una committenza che guarda all’architettura come a un processo piuttosto che a un prodotto concluso. Vincenzo Marini Marini, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, ha affermato che “la scelta alla base di questa nuova opera esprime la volontà di sostenere e incrementare lo sviluppo economico della comunità, favorendo il processo di identificazione e la conoscenza del territorio, presupposti per il miglioramento qualitativo e quantitativo dei flussi turistici.”

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Un quadrato perfetto, un involucro permeabile.

All’esterno ANIMA si presenta come un corpo compatto, un quadrato perfetto che, se per certi versi allude a un’idea di chiusura e di protezione, si infrange e dimostra da subito un’elevata permeabilità. Una riflessione sul tema della facciata è, infatti, alla base della ricerca che ha portato Bernard Tschumi a una soluzione informale per le grandi pareti verticali che contornano l’edificio e che trova la sua più forte espressione in corrispondenza della parete sud, attraverso la quale si accede al complesso. Visto dall’esterno il volume si mostra come un oggetto ben riconoscibile che esiste in funzione delle risorse presenti nelle vicinanze e che si identifica in una struttura permeabile e ricettiva.

Il sistema dei cortili, la grande sala principale.

Una volta entrati nel corpo quadrangolare ci si trova immersi in uno spazio scomposto, in parte interno e in parte esterno. La complessità di tale spazio è determinata dalla rotazione di un grande volume parallelepipedo che occupa l’area centrale dell’edificio e che contiene la sala principale, con 1.500 posti a sedere, flessibile e configurabile in base alle variabili esigenze di capienza. La rotazione di questo volume determina un sistema di quattro ampi cortili, verso ciascuno dei quali la sala principale ha la possibilità di aprirsi definendo un sistema fluido e dinamico di percorsi fisici e visivi. Inoltre, un articolato sistema di rampe permette di muoversi all’interno di questo ambiente eterogeneo e mobile, osservandolo da prospettive e altezze continuamente variabili. Adiacenti alla sala principale e ad essi spettacolarmente collegati attraverso una molteplicità di percorsi in quota sono disposti i laboratori, gli uffici, il caffè-ristorante, gli spazi accessori.

Nel descrivere il progetto Bernard Tschumi ha affermato: “È possibile progettare una facciata senza fare ricorso a una composizione formale? È possibile fare in modo che non sia né astratta né figurativa ma, per così dire, senza forma? La motivazione che ci ha spinto a sollevare queste domande è di natura sia economica sia culturale: in un’epoca di crisi economica, indulgere
in geometrie formali prodotte da complesse curve volumetriche non ci è sembrata una scelta responsabile. L’epoca del cosiddetto ‘iconismo’ sembra terminata, insieme alle figure scultoree arbitrarie del passato recente, spesso prodotte senza considerazione per il contesto, il contenuto e il budget.”

 

L’Architetto Bernard Tschumi

 

 

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