Accademia della formazione e del lavoro per persone disabili e Assistenza domiciliare a malati oncologici e terminali: Operativi due nuovi interventi nati grazie alla coprogettazione pubblico – privati coordinata dalla Fondazione Carisap

Ascoli Piceno, 26 ottobre 2020 – Il Consiglio di amministrazione della Fondazione ha approvato due nuovi interventi, frutto di due mesi di lavori in coprogettazione che hanno visto protagonisti enti del Terzo settore, Asur, Servizi sociali territoriali, l’Istituto per la ricerca sociale di Milano, assegnisti dell’Università Politecnica delle Marche e dell’Università di Camerino, esperti di valutazione e progettisti della  Fondazione.

Le due progettualità in sintesi – Il risultato sono due progetti sperimentali che utilizzano la coprogettazione e la cogestione – così come indicato anche nel Codice del Terzo settore – come procedimento di definizione,  affidamento e realizzazione di servizi per la comunità, e che portano nel territorio altre due iniziative (attualmente operativo in attuazione cogestita è anche il progetto Terra Solidale, messo in campo dalla Fondazione per il contrasto alla povertà) di forte impatto atteso:

Leggi il progetto Accademia formazione e lavoro

Una Accademia per la formazione ed il lavoro di persone disabili quale punto di riferimento stabile, forte e credibile per il lavoro dei disabili, grazie alla collaborazione tra 6 soggetti specializzati di Terzo settore (Artemista, Casa di Asterione, Cooperativa sociale Primavera, Locanda Centimetro Zero, Pagefha, Sordapicena), gli Ambiti sociali territoriali, l’Asur, e gli enti pubblici dedicati (UMEE, UMEA, DSM, SIL, ATS). Il punto di partenza dell’idea progettuale elaborata dal Tavolo di coprogettazione è la persona con disabilità e il suo contesto familiare. L’Accademia realizzerà, in un biennio, azioni strategiche ed un complesso di attività in un percorso che: 1. accoglierà le segnalazioni da parte di UMEE, UMEA, DSM, SIL e ATS e curerà la valutazione delle competenze del disabile anche attraverso l’ausilio di laboratori esperienziali e strumenti di profilazione, oltre a colloqui conoscitivi; 2. offrirà percorsi di formazione personalizzata on the job e dei tirocini rivolti a una reale e realizzabile occupazione. La formazione, garantita da educatori e formatori tecnici, sarà realizzata anche tramite piattaforma polifunzionale; 3. attesterà le competenze acquisite e selezionerà le persone collocabili in settori produttivi prescelti; 4. ricercherà attivamente delle posizioni lavorative offerte in primis dagli enti partner e dalla rete territoriale di aziende, cooperative ed enti del terzo settore sensibili al tema; 5. accompagnerà le persone e i referenti datoriali nei contesti di lavoro con un ruolo di facilitazione e tutoraggio svolto da figure professionali appositamente formate, in particolare dall’Hability Manager, una nuova figura di coordinamento delle attività e di raccordo tra attori delle azioni progettuali, imprese, istituzioni pubbliche, famiglie dei disabili. I principali ambiti lavorativi sui quali Accademia focalizzerà l’operatività, nella fase iniziale e di sperimentazione con successivo ampliamento in altri settori, sono: agricoltura sociale, vivaismo, ristorazione e ricettività (alberghi e turismo sociale, comprese la figura di accompagnatore turistico), pulizia e sanificazione, valorizzando le competenze e le esperienze dei soggetti che compongono il tavolo di coprogettazione. Il progetto dovrà garantire l’inserimento lavorativo ad almeno 24 disabili.

Leggi il progetto Assistenza domiciliare

  1. Un intervento di Assistenza domiciliare integrata in favore di malati oncologici e terminali che mette in rete 4 soggetti specializzati (AIL, Bianco Airone, Cooperativa sociale Gea, Iom Ascoli Piceno) con l’Asur ed il servizio pubblico di assistenza domiciliare (ADI). Con questo intervento la Fondazione intende garantire l’unitarietà della presa in carico del paziente e della famiglia da parte dell’équipe di assistenza, attraverso una figura innovativa – case manager – che coordini l’intervento dei diversi professionisti e favorisca il rapporto fra la famiglia, l’équipe domiciliare, l’ADI e i medici che hanno in cura il paziente. Il progetto, infatti, persegue due obiettivi riconosciuti come fondamentali dai partecipanti al Tavolo di lavoro: 1. Omogeneizzare gli interventi di assistenza domiciliare sul territorio di competenza della Fondazione; 2. Rafforzare la collaborazione e favorire il raccordo fra le équipe e i servizi (ASUR, ADI, MMG, UOC, servizi sociali di riferimento) superando la logica prestazionale e focalizzandosi sulla presa in carico della persona e dei suoi familiari.

Sostenibilità e valutazione di impatto – Per la realizzazione degli interventi, la Fondazione ha previsto un investimento di 500 mila Euro. Dal punto di vista della sostenibilità, entrambi i progetti sono stati pensati per sopravvivere alla fase sperimentale, mentre la valutazione è a cura del Team creato dalla Fondazione grazie all’impiego di assegnisti di ricerca dell’Università e di un coordinatore senior di valutazione di impatto, con esperienza consolidata in ambito nazionale ed internazionale.

La coprogettazione, ossia l’assunzione di responsabilità – “La valutazione di alcune tra le più importanti progettualità sostenute dalla Fondazione negli anni ha evidenziato la necessità di un deciso cambiamento di passo in termini di potenziamento dell’impatto prodotto sulla comunità e di sostenibilità, nel tempo, degli interventi realizzati”, ha dichiarato il Presidente della Fondazione, Angelo Davide Galeati. “Assicurare il sostegno economico ad una moltitudine di progetti di piccola e media grandezza, peraltro di indubbio valore sociale e culturale, non è più un percorso percorribile per la Fondazione. Occorrono nuove metodologie negoziali caratterizzate dalla costruzione condivisa di politiche sociali, economiche, culturali. Le iniziative devono poter generare benessere al di là delle risorse stanziate dalla Fondazione”.

La coprogettazione consente proprio di mettere a fattor comune le competenze e l’energia degli enti di terzo settore specializzati in un determinato ambito, dell’ente pubblico che ha il governo territoriale delle politiche sociali, esperienze e risorse di straordinaria ricchezza, della Fondazione che investe nella formazione delle proprie risorse umane, ha tempi decisionali brevissimi, funge da catalizzatore ed ha la capacità di portare sul territorio le migliori esperienze internazionali in ambito di innovazione sostenibile. In tal modo gli enti del Terzo settore non si limitano più a realizzare, con le risorse pubbliche o della Fondazione, delle attività progettuali in risposta a bandi ed avvisi, ma hanno la possibilità di partecipare attivamente, insieme alle istituzioni pubbliche e alla Fondazione stessa, alla pianificazione, organizzazione e realizzazione degli interventi sociali, che si propongono come soluzioni concrete a bisogni effettivamente riconosciuti come prioritari dal confronto con i diversi attori della coprogettazione. Non solo: anche obiettivi, strategie e strumenti sono frutto di confronto e condivisione. “La soluzione della coprogettazione e della cogestione – continua Galeati – permette di responsabilizzare sia la Fondazione – nell’applicazione del modello organizzativo e gestionale – sia il Terzo settore attraverso la valorizzazione delle proprie esperienze e delle competenze possedute; con la stipulazione delle convenzioni, il soggetto del terzo settore diventa ufficialmente un collaboratore non solo della Fondazione, ma anche degli altri partner progettuali, con cui condivide responsabilità e risorse”. Tale modello, proprio per il suo livello di complessità associato ad una forte ricaduta di impatto, trova naturale applicazione in interventi sperimentali ed innovativi.

Ai Tavoli di lavoro hanno partecipato i massimi esperti – Hanno contribuito alla riuscita del processo di costruzione condivisa delle progettualità anche alcuni tra i massimi esperti di livello nazionale, come ad esempio Ugo De Ambrogio e Cecilia Guidetti dell’Istituto per la ricerca sociale, autori di pubblicazioni scientifiche proprio sulla tematica della coprogettazione. L’Istituto per la ricerca sociale è una organizzazione non profit totalmente indipendente, protagonista da quarantacinque anni nei servizi di ricerca, progettazione, valutazione e monitoraggio, formazione, progettazione, e assistenza tecnica. La Fondazione collabora con l’Istituto per la ricerca sociale dal 2014. Ai Tavoli di lavoro hanno preso parte, inoltre, gli assegnisti di ricerca dell’Università, membri del Team di valutazione creato dalla Fondazione e coordinato da Federico Mento, Co direttore di Ashoka Italia.

Formazione ed espansione di reti collaborative – Uno dei risultati attesi dalla Fondazione è la costruzione di reti stabili ed espandibili di organizzazioni pubbliche e private che condividono aree di intervento comuni, a partire dagli attori che sono stati selezionati per la coprogettazione. Ispirandosi a quanto stabilito dalle procedure pubbliche (delibera Anac n. 32 del 20 gennaio 2016) la Fondazione ha innanzitutto indetto un’istruttoria pubblica attraverso la pubblicazione di un avviso di interesse in cui sono stati indicati i criteri e le modalità utilizzati per la selezione degli enti interessati a partecipare all’esperienza di coprogettazione, ed in particolare il possesso dei requisiti di ordine generale, tecnici, professionali e sociali. Ora, uno dei criteri di valutazione delle iniziative progettuali sarà proprio la capacità da parte dei soggetti attuatori di coinvolgere ed amalgamare altri soggetti pubblici e privati, incluso il mondo delle imprese, nella rete di organizzazioni che si occupano di una determinata problematica, quale ad esempio il lavoro per i disabili o l’assistenza domiciliare. L’obiettivo è che, nel tempo, le reti possano autoalimentarsi, così come è stato per il processo che ha portato alla costituzione di Bottega del Terzo settore.

Accademia formazione e lavoro

Assistenza domiciliare

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