La sala convegni, installata nell’ex chiesa di San Francesco di Paola può ospitare circa 250 persone.

L’edificio è adatto ad ospitare mostre d’arte e convegni di carattere tecnico e scientifico, concerti, conferenze, e altre manifestazioni culturali di prestigio.

Per prenotare

L’Auditorium “Emidio Neroni”, può essere richiesto inviando una lettera indirizzata alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, Corso Mazzini, 190 – 63100 Ascoli Piceno, in cui occorre indicare:

  • il soggetto richiedente
  • l’iniziativa per la quale si richiede l’Auditorium
  • la/le data/e
  • l’orario di utilizzo

Il consiglio di Amministrazione e/o la Presidenza valuta la richiesta e nel caso in cui venga accolta, il richiedente deve inviare alla Fondazione il Modulo di affidamento ed il Regolamento debitamente compilati e firmati.

L’edificio è adatto ad ospitare mostre d’arte e convegni di carattere tecnico e scientifico, concerti, conferenze, e altre manifestazioni culturali di prestigio.

Il foyer – Installato nell’ex chiesa di San Giovanni ad Templum, il foyer, è un ambiente accogliente e signorile, impreziosito dal sontuoso soffitto a cassettoni, realizzato nel Seicento. Dotato dei necessari servizi igienico sanitari, che sono sistemati nelle vecchie sagrestie e nei locali attigui, il foyer completa la funzionalità della sala convegni.

La pianta – La sala convegni, installata nell’ex chiesa di San Francesco di Paola può ospitare circa 250 persone. L’edificio è adatto ad ospitare mostre d’arte e convegni di carattere tecnico e scientifico, concerti, conferenze, e altre manifestazioni culturali di prestigio.

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La storia dell'Auditorium

L’Auditorium della Fondazione di Ascoli Piceno, è ottenuto negli spazi delle ex chiese di San Giovanni ad Templum e di San Francesco di Paola appositamente acquistate ed integralmente restaurate dalla Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno. L’Auditorium, risultato dall’aggregazione di due chiese erette in tempi e stili differenti, manca ovviamente di unità architettonica. Ad ogni modo le vicende dei due edifici, congiunti da sempre non solo fisicamente, sono state stabilmente coincidenti e interdipendenti.

 

S.Giovanni ad templum

Anche se costantemente ignorata dagli studiosi locali, la chiesa di San Giovanni ad Templum è storicamente uno degli edifici sacri più importanti di Ascoli Piceno.

Fondata dai Templari verso il XII-XIII secolo, essa appartenne successivamente alla Domus Hospitalis Sanctj Iohannis Hierosolymitani et Militaris ordinis Sacrj Sepulcrj, vale a dire al Sovrano militare ospedaliero ordine di Rodi, detto più tardi di Malta.

Un documento della fine del Duecento ci fa conoscere che, in quel periodo, la chiesa di San Giovanni ad Templum era una praeceptoria templare, governata da un praeceptor, il quale esercitava diritti feudali su numerosi e estesi territori delle Marche e dell’Abruzzo.

All’inizio del Trecento l’ordine dei Templari fu soppresso in quasi tutti i paesi dell’Europa e i suoi milites perseguitati e martirizzati.

Nello Stato della Chiesa, di cui faceva parte allora Ascoli Piceno, il provvedimento fu adottato il 3 maggio 1312. Con lo stesso atto, i beni dei Templari furono assegnati dal papa Clemente V ai Gerosolimitani, detti pure Cavalieri dell’ordine di Rodi e, dopo il 1530, di Malta.

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Anche la chiesa di San Giovanni ad Templum e i suoi vasti possessi passarono ai Gerosolimitani, i quali ne affidarono l’amministrazione a dei praeceptores, detti più tardi commendatores, dipendenti dai priori di Lingua Italiana residenti a Roma.

Più volte restaurata nel corso del Cinquecento, (Fabiani), secondo il Frascarelli la chiesa fu ricostruita quasi ex novo nel 1639. Nello stesso periodo vi si introdusse il culto di San Francesco di Paola, che suscitò un tale fervore popolare da finire per riflettersi sulla stessa intitolazione della chiesa.

In età napoleonica tutti i beni di San Giovanni ad Templum furono indemaniati per essere venduti successivamente all’asta.

Dopo la restaurazione pontificia del 1815, la chiesa “passò alla Reverenda Camera Apostolica, che la cedette al Vescovo di Ascoli, ed Esso alla Congregazione dei Cordigeri” (Sacra Visita Belgrado 1857).

Dopo la costruzione del nuovo edificio in onore di San Francesco di Paola, la chiesa di San Giovanni ad Templum cominciò ad essere trascurata dai Cordigeri, i quali ne conservarono tuttavia la proprietà anche dopo l’unità d’Italia.

All’inizio del secolo, venne chiusa al culto ed utilizzata dalle prime associazioni e organizzazioni economiche cattoliche ascolane (la sagrestia coi locali annessi ospitò, fra l’altro, una “Cooperativa Cattolica di consumo”).

Durante il ventennio fascista, la chiesa di San Giovanni ad Templum, fu trasformata in teatrino parrocchiale e in sala di ritrovo per i giovani dell’Azione Cattolica.

Dopo essere rimasta completamente chiusa per circa un trentennio, nel 1991 è stata acquistata dalla Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno.

 

S.Francesco di Paola

La diffusione del culto di S Francesco di Paola tra un numero sempre più consistente di ascolani spinse il vescovo diocesano Gregorio Zelli Iacobuzzi, a fondare prima la Congregazione dei Cordigeri (un’associazione di devoti del Taumaturgo calabrese) e, subito dopo, a caldeggiare la costruzione di un tempio in suo onore.

“Siane laude e perenne riconoscenze e gratitudine alle cure ed allo zelo di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor D. Gregorio Zelli Iacobuzzi Vescovo e Principe di questa città – si legge nell’avviso che il 2 aprile 1850 annunciava la prossima apertura della chiesa – il quale avendo eretta la Congregazione del medesimo San Francesco di Paola denominata dei Cordigeri, ne avvenne che tutta gli aggregati ad essa concorsero con volontarie generose elemosine per la costruzione” di un tempio in suo onore.

Nel marzo del 1844 il vescovo Zelli Iacubuzzi convocò nell’episcopio i priori della Congregazione dei Cordigeri per passare con sollecitudine dalla fase progettuale a quella esecutiva e definire il piano finanziario.

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Due mesi più tardi, precisamente il 15 maggio 1844, la Congregazione concluse l’acquisto del terreno che fronteggiava il fianco destro della chiesa di San Giovanni ad Templum.

Nei giorni successivi, il canonico don Luigi Zelli Iacobuzzi, un congiunto del presule ascolano, trasferitosi da poco nel capoluogo piceno, offrì gratuitamente il progetto per la costruzione della nuova chiesa.

Nel 1835, quando il canonico viveva ancora a Viterbo, aveva commissionato all’architetto Tommaso Giusti la ricostruzione del santuario di Santa Rosa. Il Giusti aderendo al gusto allora dominante, aveva ideato un tempio neoclassico a croce greca, introdotto da un pronao d’ordine ionico e posto su un alto stilobate. Il progetto non aveva incontrato il favore del capitolo viterbese e così, nonostante l’opposizione del canonico Zelli Iacobuzzi, era stato messo da parte.

L’intenzione della Congregazione dei Cordigeri di costruire un nuovo tempio al loro patrono offrì allo Zelli Iacobuzzi la duplice possibilità di risarcire moralmente l’architetto viterbese e, di prendersi una rivalsa sul capitolo della città laziale.

Il Giusti aveva progettato un santuario di notevoli dimensioni che non s’accordava col programma edilizio della Congregazione.

I confratelli, perciò, affidarono di “rivedere” i disegni del viterbese all’architetto ascolano Ignazio Cantalamessa.

Il Cantalamessa limitò il suo intervento alla semplice “riduzione del progetto architettonico” del Giusti senza ritoccare minimamente la morfologia dell’edificio.

Nel maggio 1845 si procedette all’appalto dei lavori. La prima pietra, benedetta dal vescovo Zelli Iacobuzzi, fu collocata il 15 giugno 1845.

All’inizio del 1847 la mole era quasi compiuta.

Negli anni successivi le ristrettezze economiche della congregazione e, più tardi, capovolgimenti politici (Repubblica Romana) rallentarono il ritmo dei lavori, rendendo inevitabile il rinvio della consacrazione, stabilita dai confratelli nel mese di aprile 1849.

Il 3 dicembre 1849 la chiesa fu completata e così i priori poterono indicare la data della sua consacrazione: 7 aprile 1850.

In realtà, in tale data la chiesa di San Francesco di Paola fu aperta al culto con l’intervento del vescovo di Ripatransone Camillo Bisleti e l’assistenza del presule ascolano Gregorio Zelli Iacobuzzi.

Le vicende più significative della chiesa, successive alla sua consacrazione, possono così ricapitolarsi:

1886: fu dotata di un organo di Vincenzo Paci;

1914: fu rinnovato completamente il pavimento in cotto;

1927: fu iniziato un restauro generale dell’edificio per iniziativa del rettore don Giuseppe Novelli.

Chiusa al culto perché fatiscente negli anni ’70 e gravemente danneggiata dal terremoto del 26 novembre 1972, la chiesa di San Francesco di Paola è stata acquistata nel 1989 dalla Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, con il preciso intento di trasformarla in una sala convegni-auditorium e, nel contempo, restituire alla città una delle rare costruzioni in stile neoclassico esistenti entro le sue mura.

 

Il restauro

Nel 1989 e nel 1991, quando furono acquistate dalla Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, le due chiese di San Francesco di Paola e di San Giovanni ad Templum si presentavano in condizioni disastrose per i crolli parziali delle coperture e le infiltrazioni d’acqua.

Il restauro complesso e impegnativo fu affidato agli architetti Valerio Borzacchini e Alberto Monti, che approntarono un circostanziato piano di intervento conservativo.

I lavori, eseguiti sotto il diretto e costante controllo delle Soprintendenze per i Beni artistici e storici e per i Beni ambientali e architettonici, sono stati portati a termine in un biennio dalla ditta ascolana Giancarlo Mariani.

Grazie alla preliminare accurata e puntuale esegesi estetica, filologica e documentaria degli edifici, le operazioni di restauro sono riuscite a rivitalizzare il complesso senza la trasformazione delle strutture esistenti, la lacerazione degli ambienti, l’inserimento di mortificanti superfetazioni.

Merito dei restauratori, perciò, è stato quello di aver impostato e portato a compimento il loro impegnativo lavoro in modo da conciliare l’assoluto rispetto per la dignità degli edifici con l’impegno di realizzare una struttura funzionale, destinata da assumere un ruolo fondamentale nella vita sociale e culturale della città.