Il Corporate social responsability delle aziende italiane vale 1,77 miliardi di euro: il ruolo del Terzo settore

Un sondaggio pubblicato dal Word Economic Forum, che ha organizzato un evento dedicato a questo tema (Sustainable Development Impact Summit), rivela che 9 cittadini su 10, a livello globale, auspicano di vivere in un mondo più sostenibile ed equo nel post-Covid 19, e che il 72% si aspetta una trasformazione nel proprio stile di vita, piuttosto che un ritorno al passato.

L’Osservatorio Socialis, che da quasi vent’anni monitora gli investimenti in Corporate social responsibility (Csr) delle aziende italiane, ha valutato che il totale degli investimenti delle imprese in attività di responsabilità sociale e di attenzione allo sviluppo sostenibile nel 2019 è stato di 1,77 miliardi di euro. La rilevazione viene condotta ogni due anni, ed il valore del 2019 ha superato del 25% quello del 2017. A puntare sulla Csr nel corso dello scorso anno è stato il 92% delle aziende con più di 80 dipendenti dislocate sul territorio italiano. Le attività? Formazione (49%), iniziative a favore dei territori dove le aziende sono insediate (47%), investimenti in azioni per diminuire l’impatto ambientale (42%) e per migliorare il risparmio energetico (38%).

Un messaggio chiaro per il Terzo settore, che possiede motivazioni, organizzazione, conoscenze, esperienze e abilità da mettere a disposizione delle aziende:  il focus sarà sempre più verso scelte orientate a obiettivi di sostenibilità, sintetizzati nell’acronimo ESG (environmental, social, and corporate governance), come unica strategia in grado di dare nuova spinta al business per uscire dalla crisi economica.

Corporate social responsibility (Csr) viene ufficialmente definita nel 2001 dalla Comunità Europea: «l’integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali e ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate».

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